Parroco durante la seconda guerra mondiale, si adoperò insieme ad altri due sacerdoti per aiutare profughi e feriti.
Fu infaticabile, fino al suo martirio.
Triestino di nascita, Padre Gino Ceschelli ha lasciato una traccia indelebile nella città di San Giuseppe Vesuviano. Nato l’ 8 maggio 1902, fu ordinato sacerdote nel 1926 ed arrivò a San Giuseppe nel 1941, come parroco della città. Padre Gino era ancora parroco durante il terribile 17 settembre 1943, il giorno in cui la Seconda Guerra Mondiale arrivò anche a San Giuseppe con tre ondate di bombardamenti che si abbatterono su una popolazione fino ad allora non toccata dalle vicende belliche e quindi del tutto impreparata.
Le prime bombe caddero a mezzogiorno, poi di nuovo nel pomeriggio e di sera. Subito, padre Gino insieme a padre Gaspare Tessarolo e Padre Narciso Fava, tentò di dare soccorso ai feriti (trasportandoli nelle farmacie) ed ai profughi. Addirittura, i tre sacerdoti costruirono come meglio poterono delle bare in legno per dare una sepoltura degna alle molte vittime. Ben pochi volontari li aiutarono: la popolazione, presa dal panico, stava velocemente lasciando la città e tentava di sfuggire alle bombe rifugiandosi su in montagna.
Ben presto, dopo i bombardamenti arrivarono i saccheggi: le truppe tedesche portavano via cibo, biancheria, tutto. Padre Gino e gli altri sacerdoti giravano instancabilmente per le strade di San Giuseppe, per confortare i civili depredati e per tentare di mediare con i soldati. Non tutti i militari, però, tolleravano di essere quasi "sorvegliati" dai religiosi. Per quanto terribile, bombe e rapine erano solo l’inizio: pochi giorni dopo cominciarono i rastrellamenti degli uomini.
Padre Gino aiutò molti ragazzi a salvarsi dalla deportazione in Germania, arrivando ad ospitarne qualcuno presso la sua chiesa. Tuttavia, la sua abnegazione lo rendeva odioso alle truppe del Reich.
Il 23 settembre 1943, il parroco ed i suoi confratelli vennero dichiarati prigionieri dei tedeschi. Padre Gaspare Tessarolo riferisce in un suo memoriale che l’ordine per loro era "Kaputt": una condanna a morte. I tre sacerdoti furono trasportati in via Vittorio Emanuele e subito Padre Gino fu separato dagli altri. Allorquando comprese la sua sorte, stando al racconto di Padre Tessarolo, il parroco di San Giuseppe pronunciò queste strazianti parole: "Addio, addio! Salutatemi tutta la parrocchia, tutti i superiori; addio, addio!".
Poi, qualche preghiera mormorata in silenzio, in attesa della morte. Quella morte che prese la forma di un unico colpo alla nuca. Padre Gino ora riposa nella sua parrocchia, nel Santuario di San Giuseppe Vesuviano. Nel 1956, l’allora ministro dell’Interno Tambroni gli assegnò la medaglia d’oro al valor civile.