Al centro di San Giuseppe Vesuviano, che si estende alle pendici orientali del Vesuvio a 25 Krn da Napoli e a 10 da Pompei, sorge il santuario di San Giuseppe, tra i più belli dedicati a questo santo. La citttadina, attiva nel commercio con circa 30.000 abitanti è comune autonomo dal 1893, ma l'abitato già nel'600 ha assunto il nome dal suo Patrono a cui era intitolata una chiesa risalente al 1622.
Il fatto che nel 1615 la statua del santo viene portata in questo luogo viene tramandato come un evento prodigioso. Sul preesistente edificio, a cominciare dal 1896, è stato costruito in più ampie dimensioni l'attuale santuario. Dal 1928 Ia popolosa parrocchia è affidata alla congregazione dei Giuseppini del Murialdo.
LA FACCIATA
La bianca facciata monumentale, in stile neoclassico, è un vero gioiello. Realizzata nel 1926 dall'arch. Guglielmo Raimondi, elegante e slanciata fin quasi a 30 mt. d'aItezza, porta al culmine la statua di San Giuseppe che, con piglio forte e risoluto sostiene il bambino Gesù. Ai suoi piedi è inciso I'anagramma greco di Cristo e la data. Ai lati della balaustra sono installate le statue dei santi Gioacchino ed Anna (genitori della sua sposa Maria); a sinistra S. Gennaro (patrono della Campania, nell'atto di difendere dalle eruzioni del Vesuvio) e S. Bernardino da Siena (devoto di S. Giuseppe, dono del B. Bartolo Longo fondatore del vicino santuario di Pompei); a destra S. Paolino (vescovo patrono della diocesi di Nola,con mano benedicente) e S. Teresa (dottore della chiesa, devota di S. Giuseppe). Nel grande timpano sotto il cornicione è l'altorilievo della fuga in Egitto: S. Giuseppe e I'angelo proteggono Gesù e Maria in viaggio verso l'esilio. A sinistra, tra le due colossali colonne, è raffigurato nella nicchia S. Michele Arcangelo che vince Satana e nel medaglione il volto di S. Pietro; a destra, parallelamente S. Gabriele Arcangelo che annuncia il salvatore e S. Paolo. Al centro, sotto I'arco trionfale e tra quattro eleganti colonne grigie, è situato il gruppo marmoreo che presenta le nozze tra Maria e Giuseppe eco del celebre quadro di Raffaello, di evidente influsso Rinascimentale. Più sotto e scolpito in latino: “con le offerte raccolte in tutto il mondo, il sacerdote Giuseppe Ambrosio costruì questo tempio": la realizzazione del santuario si deve infatti all'opera di questo zelante sacerdote sangiuseppese vissuto dal I87I aI 1957, chiamato familiarmente" don
Peppino". Nel timpano inferiore si trova (Ite ad Ioseph). Ai lati della scalea d'ingresso ci sono infine due pregevoli candelabri bronzei con originali bas sorilievi.
L'INTERNO
Arioso e luminoso, è a croce latina su un'area di 1500 mq e atre navate, lunghe 46 mt.Il progetto primitivo, della fine del 1800, è di Francesco Foschini. Innalzate nel 1905, 14 colonne monolitiche in granito rosato di Baveno, sormontate da ricchi capitelli in stile corinzio e marmo bianco di Carrara, suddividono elegantemente, le navate con ampi archi. La volta è a botte, con vele che partono dalle belle finestre poste sul cornicione. Le navate laterali sono coperte da una serie di 8 graziose cupolette. Le decorazioni a stucco, che fanno risaltare l'ardrtezza e la bellezza archttettonicad el tempio, sono opera di Gaetano Cappa (1929). La delicatezza della coloritura e del balzo in oro evitano un ambiente troppo caricato. Al centro svetta fino a 50 mt d'altezza la cupola, col tamburo di 10 mt di diametro, completata nel 1908.
Sulle vele della cupola sono dipinti r 4 evangelisti ritti in piedi con i simboli tradizionali: Matteo e I'angelo, Marco e il leone, Luca e il toro, Giovanni e I'aquila. Al finestrone della faccrata interna c'è una moderna vetrata policroma, rappresentante S. Giuseppe che scende dal cielo nel suo santuario portando Gesù. Sull'entrata principale si trova il coro con I'organo polifonico a 2000 canne ( 1948).
A destra dell'ingresso è esposta la lapide con le spoglie mortali di padre Gino Ceschelli, parroco giuseppino trucidato dai nazisti il 23/9/1943 per aver difeso la popolazione ed essersi opposto alle loro rappresaglie durante la guerra. I banchi sono opera artigianale dei "figli dei carcerati" assistiti negli istituti pompeiani. Il pavimento è in marmi policromi ad intarsio.
L'ALTARE
Nel presbiterio,davanti ad una graziosa balaustra marmorea, si erge imponente l'altare maggiore con il Trono di San Giuseppe. E’. capolavoro dell'arch. Mariano Iervolino, consacrato nel l955, alto più di 11 mt e pesante 1145 qli, arricchito da una sorprendente varietà di marmi rari e preziosi. Preceduto da due angioletti che porgono fiori verso il tabernacolo, c'è il baldacchino sorretto da 4 colonne con il delicato arco musivo che accoglie la venerata statua di san Giuseppe, scolpita in legno nel 1894 dall'artista napoletano Raffaele Della Campa: particolarmente espressiva, presenta il Patrono che incamminandosi sembra venire incontro al suo popolo, tenendo in braccio Gesù che a sua volta si stringe a lui con gesto affettuoso.
L'altare, dove si celebra I'Eucaristia è, impreziosito dai mosaici in smalto e oro raffiguranti frutta e fiori ornamentali, putti, colombe e cervi in cerca dell'acqua. Nella pala del palliotto viene rappresentatCo risto,A gnello mansuetoc het oglie i peccatid el mondoe dissetaI' umanità.S ul retro è suggestivo per I'effetto luce I'altare ornate dialabastrdoe dicatoa llaM adonnaa ssuntain cielo.
ABSIDE
Alla parete di fondo è da ammirare una tela di valored elp ittoren apoletanoA ngeloMozzillo che I'hae seguitnae l 178 4:l'originales oggettop resenta la gloria di S. Giuseppe che viene incoronato in paradiso.R iccamented ecorata è la volta, con al centro la colomba, simbolo dello Spirito Santo, e nelle vele tanti voli di angeli festanti e musicanti, dipinti insiemea quelli del transettod a Vincenzo Galloppni el I 935.
tutte le altre pitture, di recente fattura (1980/84), sono opera notevole di Pietro Favaro. Nei medaglioni dell'abside sono simboleggiate le tre virfù teologali: la carità (la tenerezza della madre, la sollecitudine verso i piccoli), la fede (il velo da cui si iirtravede il mistero della croce e dell'eucaristia) e Ia speranza (con I'ancora la fiducia di giungere salvi al porto sospirato). Intorno al Trono, in curioso rilievo dalle nicchie, si affacctano le figure dell'antico Giuseppe (che ai tempi dei patriarchi anticipa ilruolo dello sposo di Maria), del re Davide (alla cui discendenza e quindi a S. Giuseppe è promesso il Messia), del papa Pio IX (che ha proclamato il nostro santo patrono di tutta la Chiesa) e di Giovanni XXII (che lo ha dichiarato patrone del concilio Vaticano
TRANSETTO
A DESTRA c'è la cappella del Sacro Cuor di Gesù. Sulla parete grande campeggia il dipinto (di 26 mq) rappresentante la morte di San Giuseppe, confortato da Gesù divenuto adulto e dalla moglie Maria: è un quadro di intensa commozione e invidiabile serenità, il santo è ancora nella sua bottega di carpentiere ma già gli si apre il Paradiso con l'accoglienza del Padre celeste e degli angeli, da qui il suo patrocinio sulla buona morte. Nel medaglione inferiore è raffigurato fratel Andrea (fondatore del santuario di San Giuseppe a Montréal - Canada).
A SINISTRA c'è la cappella della Madonna, con la statua dell'Immacolata, opera del '600 napoletano: incoronata Regina, pare invitare a rivolgersi al suo sposo verso l'altare. Sulla parete risalta, capolavoro del Favaro, il grande affresco riguardante lo sposalizio della Madonna con San Giuseppe: I'originalità della composizione, che si stacca dai canoni tradizionali, riproduca, come storicamente avveniva, il momento in cui lo sposo introduce in casa la sposa, all'ora del tramonto, nella gioia dei parenti e dei vicini, con le ragazze vestite a festa che portano le lampade accese: e un quadro di eccezionale bellezza, un mito memorabile all'amore e alla famiglia. Il medaglione interiore raffigura p. Eugenio Reffo (fondatore dei Giuseppini).
LE NAVATE
A DESTRA, all’ingresso è situata in una nicchia la
statua di S. Francesco d'Assisi. Nella prima cappella è l'artistica tomba del fondatore del santuario mons. Giuseppe Ambrosio. La seconda è dedicata alla Beata Vergine del Rosario di Pompei,ai cui piedi sono raffigurati don Peppino, Bartolo Longo e S. Giuseppe Moscati. Particolarmente vivace nella terza cappella è il dipinto che narra il martirio di S. Lucia. A San Leonardo Murialdo
(Torino 1828/1900), aIIa sua devozione a S. Giuseppe Vesuviano è dedicata la quarta cappella: vi si notano i volti delle prime suore Murialdine che qui hanno ottenuto I'approvazione diocesana, quelli di p. Alteo Iacopini, p. Girolamo Apolloni, p. Gino Ceschelli e l'autoritratto del pittore Favaro.
A SINISTRA,a ll'ingressoè la statuad i S. Anna, pregevole opera del barocco napoletano secentesco. Nella prima cappella è il battistero,con il quadro del battesimo di Gesu. La seconda è dedicata a S. Antonio di Padova. Nella terza si presental'e sperienzma isticad i S. Rita da Cascia.
Tutta da meditare è la quarta cappella con Gesù crocifisso e Maria Addolorata, sullo sfondo di Gerusalemme e del Padre eterno. Resta da aggiungere la serie dei quadri originali rappresentantIie 14 stazioni della "Via crucis", sistemate ai lati delle cappelle e completate da quelle sull'abbandono nel Getsemani e la risurrezione di Cristo alle uscite del transetto.
All'entrata laterale, presso la sacrestia è, situata la statua del Murialdo che invita i fedeli, in visita e in preghiera al santuario,alla carità operosa a favore della gioventù maggiormente bisognosa.
Il periodico “La voce di S. Giuseppe" tiene collegati i devoti e gli amici sparsi per il mondo, affezionati a quest'opera d'arte e di fede.